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il Rio Fucino ( 2017-2021)

La diga del Rio Fucino , Campotosto (AQ) , di Mario Capriotti

L'indagine fotografica parte dall’evento del sisma del 18 gennaio 2017 che ha colpito la zona di Campotosto in provincia di L'Aquila, in Abruzzo.
In quel giorno si è riattivata la faglia di Campotosto, silente da molti anni, rigenerata probabilmente dalla faglia del Monte Vettore che nell’estate del 2016 ha causato con il suo movimento la distruzione dei centri abitati di Amatrice, Arquata del Tronto e zone limitrofe.
La faglia di Campotosto, proprio perché silente per lungo tempo, non ha evidenze in superficie tali da poterne delineare una traccia precisa sul carte geologiche, in particolare per l'area sommersa dalle acque del lago; si conosce la sua lunghezza totale, di circa 20 km, e la sua pericolosità massima tale da poter generare eventi sismici fino a 6.7Mw o prossimi al 7.0Mw.
Il Lago di Campotosto è un lago artificiale, il secondo lago artificiale più grande d’Europa (fonte wikipedia al 2019), realizzato nella valle di Campotosto (AQ), una valle che prima della seconda guerra mondiale era utilizzata per il pascolo e l’estrazione della torba. Durante e dopo la seconda guerra mondiale è stato costruito il lago, contenuto da tre dighe, per alimentare tre centrali idroelettriche, oggi di proprietà dell’Enel SpA.
Una di queste tre dighe di contenimento, chiamata la diga del Rio Fucino, è attraversata appunto dalla faglia di Campotosto ad una distanza stimata di circa 300 metri in direzione del lago( stima nata da indagini geologiche condotte negli anni '90).

Da un’analisi analitica eseguita dal centro di ricerca Eucentre ( Centro Europeo di Formazione e Ricerca in Ingegneria Sismica ) , effettuata nel 2010, ricerca che fu commissionata dallo Stato italiano in occasione degli eventi sismici del 2009 e che interessarono L’Aquila e provincia , fu evidenziata nella relazione finale la criticità di tenuta della diga del Rio Fucino in particolari condizioni di attività sismica della faglia con magnitudo prossima al 7.0 Mw, analisi accompagnata anche da modelli matematici di simulazione del cedimento della diga stessa.
Ovviamente sono condizioni limite, con bassissime probabilità di accadimento, ma che purtroppo nessuno ad oggi è in grado di scongiurare con analisi altrettanto dettagliate e puntuali quali quelle condotte dall'Istituto di Ricerca Eucentre.
Da qui nasce l’allerta e la preoccupazione della Commissione Grandi Rischi che nel 2017, in seguito di quattro eventi sismici ravvicinati di magnitudo 5.0Mw , si interrogò nuovamente sulla criticità di tenuta della diga del Rio Fucino. Enel da parte sua ha sempre rassicurato sulla tenuta della diga in questione documentando il tutto con analisi strutturali della diga stessa eseguite subito dopo gli eventi sismici del 2009 del 2017.
La questione vera è che Eucentre non ha mai messo in discussione la tenuta delle diga come struttura ma ha analizzato e condotto simulazioni su una condizione critica, di probabilità statistica molto bassa, quella appunto che la faglia, se interessata da attività sismica prossima al 7.0 Mw, possa generare un movimento del terreno di circa 90cm tale da compromettere la stabilità della base della diga, inclinandola di un angolo tale da portarla a frattura.
Questa condizione critica porterebbe a una fuoriuscita incontrollata e anomala della massa d'acqua del lago ( posto a 1300metri circa sul livello del mare) verso valle, affluendo enormi quantità di acqua nel fiume Vomano che attraverso a sua volta centri abitati, la più vicina città è Montorio al Vomano (TE).
Il presente lavoro fotografico non ha pretese di spiegare nulla a nessuno o di dare alcuna risposta, ne di sostenere una tesi piuttosto che un’altra, non è nelle mie competenze e conoscenze, ma desidero contribuire,attraverso la mia personale visione fotografica e le mie modeste conoscenze del territorio, a sensibilizzare il lettore verso un maggiore interesse nei confronti di una criticità e di una fragilità di una delle aree geografiche della nostra penisola, che se non contraddetta e supportata da analisi tecniche e puntuali , se pur di bassissima probabilità di accadimento, non scongiura in futuro possibili eventi catastrofici per l'uomo e per il territorio.
Il mio viaggio fotografico riprende la linea di percorrenza del Torrente Rio Fucino, torrente che nasce dalla diga omonima, fino all'incontro con il fiume Vomano, e ho cercato di mettere in evidenza soprattutto elementi del territorio che presentano segni di fragilità.

Nel progetto le due foto panoramiche dei Monti della Laga, disegnate dal Geologo Vincenzo Vertolli di Campotosto evidenziano in maniera non precisa ma semplicemente descrittiva e approssimativa la linea di faglia che dai Monti della Laga si dirige fino al lago e oltre. Nelle due immagini stereoscopiche , recuperate dall'archivio dell'università di Pescara, la Geologa Martina Raggiunti ci aiuta a leggere il tratto di faglia che attraversa la diga del Rio Fucino.
Infine due immagini fronte/retro di un vecchio depliant della Società Terna, gestore delle dighe delle centrali idroelettriche al tempo della costruzione e della messa in servizio, recuperate dall'archivio personale di Sirio Antonaci di Campotosto, che furono distribuite al pubblico per mostrare schematicamente la produzione delle centrali alimentate dalle acque del Lago di Campotosto, del Lago di Provvidenza e dal Lago di Piaganini.

Ringraziamenti speciali:
Ringrazio per questo progetto fotografico tutte le persone incontrate durante il percorso di costruzione di realizzazione e in particolare tutti gli abitanti di Campotosto, Laura de Angelis che gestisce della pagina facebook Campotosto bene comune, Rita Rascelli già Assessora del Comune di Campotosto, Il Geologo Vincenzo Vertolli di Campotosto (AQ) , il Geologo Luca Forti di Cesacastina (TE) e la Geologa Martina Raggiunti di Pescara e Sirio Antonaci di Campotosto per il materiale d'archivio.






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Dettaglio roccia di tipo arenaria del lago di Campotosto
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Dettaglio roccia di tipo arenaria del lago di Campotosto
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Nell’immagine è possibile vedere la porzione di catena montuosa nord dei Monti della Laga. In rosso è indicata la traccia superficiale della faglia dei monti della laga, individuata grazie alle caratteristiche morfologiche del versante montuoso. La porzione di territorio al di sotto della linea di faglia è quella che viene definita “tetto della faglia”, ed è la parte che durante le varie fasi geologiche è stata ribassata a formare l’altopiano sul quale si trova attualmente il Lago artificiale di Campotosto; la parte al di sopra della linea di faglia, detta “letto della faglia”, e che forma la catena montuosa, è indicata in giallo ed è costituita da materiale roccioso (detto “Flysch della Laga”) che è molto diffuso in tutta la zona. Questa roccia è formata da strati con uno spessore variabile di roccia arenaria (formata da sabbie) e roccia pelitica (cioè formata da argille), che si sono formati tra 5 e 7 milioni di anni fa (nel Messiniano p.p.), dalla sedimentazione di grandi quantità di materiale sabbioso e argilloso in un bacino sottomarino. Questo roccia è tipica di tutta la zona di Campotosto. Nella porzione più a nord dell’immagine è presente una formazione rocciosa differente, riportata in marrone, detta “Marne con cerrogna”. Questa roccia è più antica del Flysch della Laga (si è formata tra il Langhiano e il Tortoniano, quindi tra i 7 e i 15 milioni di anni fa) ed è formata da materiale calcareo e marnoso alternato in diversi strati, depositato in mare. La morfologia attuale è il risultato di una lunghissima serie di movimenti delle rocce (con relativi terremoti) avvenuti negli ultimi milioni di anni, che hanno portato al ribassamento della zona di Campotosto rispetto alla parte montuosa. Descrizione della linea di faglia del Geologo Vincenzo Vertolli di Campotosto (AQ), 2017
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Linea di faglia Monte Gorzano (di Vicenzo Vertolli, Geologo )
Nell’immagine è possibile vedere la porzione di catena montuosa nord dei Monti della Laga. In rosso è indicata la traccia superficiale della faglia dei monti della laga, individuata grazie alle caratteristiche morfologiche del versante montuoso.
La porzione di territorio al di sotto della linea di faglia è quella che viene definita “tetto della faglia”, ed è la parte che durante le varie fasi geologiche è stata ribassata a formare l’altopiano sul quale si trova attualmente il Lago artificiale di Campotosto; la parte al di sopra della linea di faglia, detta “letto della faglia”, e che forma la catena montuosa, è indicata in giallo ed è costituita da materiale roccioso (detto “Flysch della Laga”) che è molto diffuso in tutta la zona.
Questa roccia è formata da strati con uno spessore variabile di roccia arenaria (formata da sabbie) e roccia pelitica (cioè formata da argille), che si sono formati tra 5 e 7 milioni di anni fa (nel Messiniano p.p.), dalla sedimentazione di grandi quantità di materiale sabbioso e argilloso in un bacino sottomarino. Questo roccia è tipica di tutta la zona di Campotosto.
Nella porzione più a nord dell’immagine è presente una formazione rocciosa differente, riportata in marrone, detta “Marne con cerrogna”. Questa roccia è più antica del Flysch della Laga (si è formata tra il Langhiano e il Tortoniano, quindi tra i 7 e i 15 milioni di anni fa) ed è formata da materiale calcareo e marnoso alternato in diversi strati, depositato in mare.
La morfologia attuale è il risultato di una lunghissima serie di movimenti delle rocce (con relativi terremoti) avvenuti negli ultimi milioni di anni, che hanno portato al ribassamento della zona di Campotosto rispetto alla parte montuosa.
Descrizione della linea di faglia del Geologo Vincenzo Vertolli di Campotosto (AQ), 2017
Nell’immagine è possibile vedere la porzione di catena montuosa nord dei Monti della Laga. In rosso è indicata la traccia superficiale della faglia dei monti della laga, individuata grazie alle caratteristiche morfologiche del versante montuoso. La porzione di territorio al di sotto della linea di faglia è quella che viene definita “tetto della faglia”, ed è la parte che durante le varie fasi geologiche è stata ribassata a formare l’altopiano sul quale si trova attualmente il Lago artificiale di Campotosto; la parte al di sopra della linea di faglia, detta “letto della faglia”, e che forma la catena montuosa, è indicata in giallo ed è costituita da materiale roccioso (detto “Flysch della Laga”) che è molto diffuso in tutta la zona. Questa roccia è formata da strati con uno spessore variabile di roccia arenaria (formata da sabbie) e roccia pelitica (cioè formata da argille), che si sono formati tra 5 e 7 milioni di anni fa (nel Messiniano p.p.), dalla sedimentazione di grandi quantità di materiale sabbioso e argilloso in un bacino sottomarino. Questo roccia è tipica di tutta la zona di Campotosto. Nella porzione più a nord dell’immagine è presente una formazione rocciosa differente, riportata in marrone, detta “Marne con cerrogna”. Questa roccia è più antica del Flysch della Laga (si è formata tra il Langhiano e il Tortoniano, quindi tra i 7 e i 15 milioni di anni fa) ed è formata da materiale calcareo e marnoso alternato in diversi strati, depositato in mare. La morfologia attuale è il risultato di una lunghissima serie di movimenti delle rocce (con relativi terremoti) avvenuti negli ultimi milioni di anni, che hanno portato al ribassamento della zona di Campotosto rispetto alla parte montuosa. Descrizione della linea di faglia del Geologo Vincenzo Vertolli di Campotosto (AQ), 2017
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Linea di Faglia Monte Gorzano (di Vicenzo Vertolli, Geologo )
Nell’immagine è possibile vedere la porzione di catena montuosa nord dei Monti della Laga. In rosso è indicata la traccia superficiale della faglia dei monti della laga, individuata grazie alle caratteristiche morfologiche del versante montuoso.
La porzione di territorio al di sotto della linea di faglia è quella che viene definita “tetto della faglia”, ed è la parte che durante le varie fasi geologiche è stata ribassata a formare l’altopiano sul quale si trova attualmente il Lago artificiale di Campotosto; la parte al di sopra della linea di faglia, detta “letto della faglia”, e che forma la catena montuosa, è indicata in giallo ed è costituita da materiale roccioso (detto “Flysch della Laga”) che è molto diffuso in tutta la zona.
Questa roccia è formata da strati con uno spessore variabile di roccia arenaria (formata da sabbie) e roccia pelitica (cioè formata da argille), che si sono formati tra 5 e 7 milioni di anni fa (nel Messiniano p.p.), dalla sedimentazione di grandi quantità di materiale sabbioso e argilloso in un bacino sottomarino. Questo roccia è tipica di tutta la zona di Campotosto.
Nella porzione più a nord dell’immagine è presente una formazione rocciosa differente, riportata in marrone, detta “Marne con cerrogna”. Questa roccia è più antica del Flysch della Laga (si è formata tra il Langhiano e il Tortoniano, quindi tra i 7 e i 15 milioni di anni fa) ed è formata da materiale calcareo e marnoso alternato in diversi strati, depositato in mare.
La morfologia attuale è il risultato di una lunghissima serie di movimenti delle rocce (con relativi terremoti) avvenuti negli ultimi milioni di anni, che hanno portato al ribassamento della zona di Campotosto rispetto alla parte montuosa.
Descrizione della linea di faglia del Geologo Vincenzo Vertolli di Campotosto (AQ), 2017
Riproduzione fotografica del quotidiano Il Centro del 25 Gennaio 2017, archivio Biblioteca Provinciale di Teramo
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Riproduzione fotografica del quotidiano Il Centro del 25 Gennaio 2017
Riproduzione fotografica del quotidiano Il Centro del 25 Gennaio 2017, archivio Biblioteca Provinciale di Teramo
Riproduzione fotografica del quotidiano Repubblica del 21 Gennaio 2017, archivio Biblioteca Provinciale di Teramo
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Riproduzione fotografica del quotidiano La Repubblica del 21 Gennaio 2017
Riproduzione fotografica del quotidiano Repubblica del 21 Gennaio 2017, archivio Biblioteca Provinciale di Teramo
L’aerofotointerpretazione rappresenta l’operazione mediante la quale si effettua la lettura degli aspetti ambientali ed antropici del territorio attraverso la visione stereoscopica di fotografie aeree zenitali identificando segni ed oggetti che andranno evidenziati o direttamente sulle fotografie aeree mediante matite dermografiche o su un supporto trasparente sovrapposto ad una delle immagini in visione. Attraverso lo studio di coppie di fotografie aeree , osservate in stereoscopia , ho eseguito una fotointerpretazione della faglia del Monte Gorzano ed evidenziato nei diversi colori quanto segue: - in viola sono stati evidenziati elementi comuni nei diversi scatti in modo da renderli più facilmente individuabili al fine di permettere la loro sovrapposizione e la visualizzazione in 3d; - in rosso sono state individuate le faglie ( tratto continuo faglie certe, tratto discontinuo faglie incerte) riconoscibili morfologicamente dal fatto che tagliano “qualcosa” come ad esempio uno strato di roccia; - in verde sono stati individuati gli strati delle formazioni rocciose e le loro giaciture (disposizione nello spazio dello strato); - in nero sono stati individuati i limiti tra le diverse tipologie di materiale (roccia in posto o accumulo detrito). L’aerofotointerpretazione è un valido strumento per chiarire la geometria di alcune aree particolarmente complesse o irraggiungibili , ma viene sempre affiancata da un’attività di campo. Testo della Geologa Martina Raggiunti , 2017
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Aerofotointerpretazione della faglia del Monte Gorzano di Martina Raggiunti, Geologa
L’aerofotointerpretazione rappresenta l’operazione mediante la quale si effettua la lettura degli aspetti ambientali ed antropici del territorio attraverso la visione stereoscopica di fotografie aeree zenitali identificando segni ed oggetti che andranno evidenziati o direttamente sulle fotografie aeree mediante matite dermografiche o su un supporto trasparente sovrapposto ad una delle immagini in visione.
Attraverso lo studio di coppie di fotografie aeree , osservate in stereoscopia , ho eseguito una fotointerpretazione della faglia del Monte Gorzano ed evidenziato nei diversi colori quanto segue:
- in viola sono stati evidenziati elementi comuni nei diversi scatti in modo da renderli più facilmente individuabili al fine di permettere la loro sovrapposizione e la visualizzazione in 3d;
- in rosso sono state individuate le faglie ( tratto continuo faglie certe, tratto discontinuo faglie incerte) riconoscibili morfologicamente dal fatto che tagliano “qualcosa” come ad esempio uno strato di roccia;
- in verde sono stati individuati gli strati delle formazioni rocciose e le loro giaciture (disposizione nello spazio dello strato);
- in nero sono stati individuati i limiti tra le diverse tipologie di materiale (roccia in posto o accumulo detrito).
L’aerofotointerpretazione è un valido strumento per chiarire la geometria di alcune aree particolarmente complesse o irraggiungibili , ma viene sempre affiancata da un’attività di campo.
Testo della Geologa Martina Raggiunti , 2017
L’aerofotointerpretazione rappresenta l’operazione mediante la quale si effettua la lettura degli aspetti ambientali ed antropici del territorio attraverso la visione stereoscopica di fotografie aeree zenitali identificando segni ed oggetti che andranno evidenziati o direttamente sulle fotografie aeree mediante matite dermografiche o su un supporto trasparente sovrapposto ad una delle immagini in visione. Attraverso lo studio di coppie di fotografie aeree , osservate in stereoscopia , ho eseguito una fotointerpretazione della faglia del Monte Gorzano ed evidenziato nei diversi colori quanto segue: - in viola sono stati evidenziati elementi comuni nei diversi scatti in modo da renderli più facilmente individuabili al fine di permettere la loro sovrapposizione e la visualizzazione in 3d; - in rosso sono state individuate le faglie ( tratto continuo faglie certe, tratto discontinuo faglie incerte) riconoscibili morfologicamente dal fatto che tagliano “qualcosa” come ad esempio uno strato di roccia; - in verde sono stati individuati gli strati delle formazioni rocciose e le loro giaciture (disposizione nello spazio dello strato); - in nero sono stati individuati i limiti tra le diverse tipologie di materiale (roccia in posto o accumulo detrito). L’aerofotointerpretazione è un valido strumento per chiarire la geometria di alcune aree particolarmente complesse o irraggiungibili , ma viene sempre affiancata da un’attività di campo. Testo della Geologa Martina Raggiunti , 2017
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Aerofotointerpretazione della faglia del Monte Gorzano di Martina Raggiunti, Geologa
L’aerofotointerpretazione rappresenta l’operazione mediante la quale si effettua la lettura degli aspetti ambientali ed antropici del territorio attraverso la visione stereoscopica di fotografie aeree zenitali identificando segni ed oggetti che andranno evidenziati o direttamente sulle fotografie aeree mediante matite dermografiche o su un supporto trasparente sovrapposto ad una delle immagini in visione.
Attraverso lo studio di coppie di fotografie aeree , osservate in stereoscopia , ho eseguito una fotointerpretazione della faglia del Monte Gorzano ed evidenziato nei diversi colori quanto segue:
- in viola sono stati evidenziati elementi comuni nei diversi scatti in modo da renderli più facilmente individuabili al fine di permettere la loro sovrapposizione e la visualizzazione in 3d;
- in rosso sono state individuate le faglie ( tratto continuo faglie certe, tratto discontinuo faglie incerte) riconoscibili morfologicamente dal fatto che tagliano “qualcosa” come ad esempio uno strato di roccia;
- in verde sono stati individuati gli strati delle formazioni rocciose e le loro giaciture (disposizione nello spazio dello strato);
- in nero sono stati individuati i limiti tra le diverse tipologie di materiale (roccia in posto o accumulo detrito).
L’aerofotointerpretazione è un valido strumento per chiarire la geometria di alcune aree particolarmente complesse o irraggiungibili , ma viene sempre affiancata da un’attività di campo.
Testo della Geologa Martina Raggiunti , 2017
Diga Rio Fucino e Case Isaia-Ortolano , Estratto dalla Mappa di Microzonazione Sismica di Campotosto , scala 1:5000 , Ottobre 2010 Estratto dalla Relazione STUDIO DI MICROZONAZIONE SISMICA DI LIVELLO 3 DEL COMUNE DI CAMPOTOSTO (AQ) AI SENSI DELL’ ORDINANZA DEL COMMISSARIO STRAORDINARIO N. 24 REGISTRATA IL 15/05/2017 AL N. 1065: (…)Tramite il Catalogo dei Forti Terremoti Italiani (CFTI), Istituto di Geofisica e Vulcanologia (INGV), indicando come area di riferimento Campotosto, sono stati identificati 33 eventi appartenenti alla storia sismica di Campotosto e delle aree limitrofe, dei quali: - N.2 (1639, 1703) caratterizzati da I=VIII grado MCS, Mw=6.93 e 6.72 rispettivamente, con origine nelle zone di Amatrice il primo e nell’Aquilano il secondo; - N.2 (1915, 1950) caratterizzati da I=VII-VIII grado MCS, rispettivamente con Mw=7 e Mw=5.68, con origine nell’area di Avezzano il primo e nell’ area del Gran Sasso il secondo; - N.1 (1951) caratterizzato da I=VI-VII grado e Mw=5.25, con origine nella zona del Gran Sasso. - N.1 (2009) caratterizzato da I=VI grado e Mw=6.29, con origine nella zona dell’Aquilano. (paragrafo 2.2 Sismicità recente dell’area di studio , pg.13di63) (…)Date le caratteristiche geologiche, morfologiche e tettoniche non è da escludere in caso di forti eventi sismici e/o metereologici la riattivazione di fenomeni franosi attualmente allo stato quiescente come pure l’attivazione di altri movimenti gravitativi. Sulla base del rilevamento e dell’analisi della cartografia scientifica risultano presenti nell’area di Campotosto, oltre ai movimenti franosi, altre forme di interesse ai fini del presente studio in grado di provocare fenomeni di amplificazione locale per effetti topografici, morfologici e litologici.(...) Durante lo sciame sismico del gennaio 2017 la frazione di Ortolano è stata interessata da una valanga che è partita a monte dell'abitato a seguito di una caduta massi, causando una vittima all’interno dell’abitato stesso. (paragrafo 3.2 Assetto Geomorfologico, pag.23e24 di63) (...)Maggior interesse rivestono, per gli scopi dello studio, gli indizi e le prove che testimoniano la presenza di segmenti tettonici con attività recente ed attuale, utili all’identificazione e mappatura delle faglie attive e capaci. Dall’esame della bibliografia scientifica è risultato che il bacino intramontano di Campotosto è interessato dalla presenza di una faglia attiva e capace ad andamento appenninico, la Faglia di M. Gorzano – Campotosto conosciuta anche come Faglia dei Monti della Laga. La Faglia dei Monti della Laga è una faglia normale (la cui attività recente è già stata ipotizzata nei lavori di Calamita e Pizzi, 1992 e Cello et al., 1997), lunga 30 km, con direzione NW-SE e immergente verso WSW con un’inclinazione media in superficie di 50-70°, mostra una cinematica distensiva, con movimenti prevalentemente dip slip, ed un rigetto geologico verticale massimo, misurato all’altezza di Amatrice, di ca. 2300 m. Tale faglia è responsabile della formazione di due depressioni intermontane associate all’attività della faglia stessa: il bacino di Amatrice, nel settore settentrionale, ed il bacino di Campotosto, nel settore centro- meridionale.(...) (…)Dati sulle dislocazioni recenti, elaborati da Galadini e Galli (in stampa), permettono di valutare un rateo minimo di movimento verticale pari a 0.30-0.36 mm/a. (…) Evidenze di attività nel periodo sopra indicato riguardano perciò una porzione di lunghezza pari a circa 20 km della faglia. Le osservazioni sismologiche preliminari del terremoto del 24 agosto 2016 (distribuzione delle repliche e meccanismi focali delle scosse principali e le osservazioni geodetiche) sono coerenti con le conoscenze geologiche e con la mappa delle faglie attive. (…) In particolare, la sismicità nella zona di Amatrice mostra l’attivazione del sistema di faglie dei Monti della Laga, già attivato durante la sequenza dell’Aquila del 2009. (Gruppo di Lavoro INGV sul terremoto di Amatrice (2016). Primo rapporto di sintesi sul Terremoto di Amatrice Ml 6.0 del 24 agosto 2016 (Italia Centrale), doi: 10.5281/zenodo.61121). ( paragrafo 3.4 Elementi tettonici , pag. 25,26,27e28 di 63)
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Macroarea Diga Rio Fucino , Estratto dalla Mappa di Microzonazione Sismica di Campotosto
Diga Rio Fucino e Case Isaia-Ortolano , Estratto dalla Mappa di Microzonazione Sismica di Campotosto , scala 1:5000 , Ottobre 2010
Estratto dalla Relazione STUDIO DI MICROZONAZIONE SISMICA DI LIVELLO 3 DEL COMUNE DI CAMPOTOSTO (AQ) AI SENSI DELL’ ORDINANZA DEL COMMISSARIO STRAORDINARIO N. 24 REGISTRATA IL 15/05/2017 AL N. 1065:
(…)Tramite il Catalogo dei Forti Terremoti Italiani (CFTI), Istituto di Geofisica e Vulcanologia (INGV), indicando come area di riferimento Campotosto, sono stati identificati 33 eventi appartenenti alla storia sismica di Campotosto e delle aree limitrofe, dei quali:
- N.2 (1639, 1703) caratterizzati da I=VIII grado MCS, Mw=6.93 e 6.72 rispettivamente, con origine nelle zone di Amatrice il primo e nell’Aquilano il secondo;
- N.2 (1915, 1950) caratterizzati da I=VII-VIII grado MCS, rispettivamente con Mw=7 e Mw=5.68, con origine nell’area di Avezzano il primo e nell’ area del Gran Sasso il secondo;
- N.1 (1951) caratterizzato da I=VI-VII grado e Mw=5.25, con origine nella zona del Gran Sasso.
- N.1 (2009) caratterizzato da I=VI grado e Mw=6.29, con origine nella zona dell’Aquilano. (paragrafo 2.2 Sismicità recente dell’area di studio , pg.13di63)
(…)Date le caratteristiche geologiche, morfologiche e tettoniche non è da escludere in caso di forti eventi sismici e/o metereologici la riattivazione di fenomeni franosi attualmente allo stato quiescente come pure l’attivazione di altri movimenti gravitativi.
Sulla base del rilevamento e dell’analisi della cartografia scientifica risultano presenti nell’area di Campotosto, oltre ai movimenti franosi, altre forme di interesse ai fini del presente studio in grado di provocare fenomeni di amplificazione locale per effetti topografici, morfologici e litologici.(...)
Durante lo sciame sismico del gennaio 2017 la frazione di Ortolano è stata interessata da una valanga che è partita a monte dell'abitato a seguito di una caduta massi, causando una vittima all’interno dell’abitato stesso. (paragrafo 3.2 Assetto Geomorfologico, pag.23e24 di63)
(...)Maggior interesse rivestono, per gli scopi dello studio, gli indizi e le prove che testimoniano la presenza di segmenti tettonici con attività recente ed attuale, utili all’identificazione e mappatura delle faglie attive e capaci. Dall’esame della bibliografia scientifica è risultato che il bacino intramontano di Campotosto è interessato dalla presenza di una faglia attiva e capace ad andamento appenninico, la Faglia di M. Gorzano – Campotosto conosciuta anche come Faglia dei Monti della Laga.
La Faglia dei Monti della Laga è una faglia normale (la cui attività recente è già stata ipotizzata nei lavori di Calamita e Pizzi, 1992 e Cello et al., 1997), lunga 30 km, con direzione NW-SE e immergente verso WSW con un’inclinazione media in superficie di 50-70°, mostra una cinematica distensiva, con movimenti prevalentemente dip slip, ed un rigetto geologico verticale massimo, misurato all’altezza di Amatrice, di ca. 2300 m. Tale faglia è responsabile della formazione di due depressioni intermontane associate all’attività della faglia stessa: il bacino di Amatrice, nel settore settentrionale, ed il bacino di Campotosto, nel settore centro- meridionale.(...)
(…)Dati sulle dislocazioni recenti, elaborati da Galadini e Galli (in stampa), permettono di valutare un rateo minimo di movimento verticale pari a 0.30-0.36 mm/a. (…)
Evidenze di attività nel periodo sopra indicato riguardano perciò una porzione di lunghezza pari a circa 20 km della faglia.
Le osservazioni sismologiche preliminari del terremoto del 24 agosto 2016 (distribuzione delle repliche e meccanismi focali delle scosse principali e le osservazioni geodetiche) sono coerenti con le conoscenze geologiche e con la mappa delle faglie attive.
(…) In particolare, la sismicità nella zona di Amatrice mostra l’attivazione del sistema di faglie dei Monti della Laga, già attivato durante la sequenza dell’Aquila del 2009. (Gruppo di Lavoro INGV sul terremoto di Amatrice (2016). Primo rapporto di sintesi sul Terremoto di Amatrice Ml 6.0 del 24 agosto 2016 (Italia Centrale), doi: 10.5281/zenodo.61121). ( paragrafo 3.4 Elementi tettonici , pag. 25,26,27e28 di 63)


Estratto dalle paragrafo 2.10.25 -Considerazioni conclusive del documento relazione: Dighe e Terremoti: il caos del sisma Aquilano di C.G.Lai, M.Corigliano, M.Agosti << Il capitolo ha descritto i risultati delle analisi numeriche bi- e tridimensionali che sono state condotte nell’ambito dello studio dell’interazione tra la dislocazione tettonica della faglia di Campotosto e la diga in calcestruzzo a gravità Rio Fucino. Esse sono state eseguite nel periodo immediatamente successivo all’evento sismico del 6 Aprile 2009 che ha colpito l’Aquilano e pertanto hanno un carattere preliminare. Sia le analisi bidimensionali che quelle tridimensionali, per quanto complesse si basano su ipotesi semplificative e i risultati ottenuti risultano di non facile interpretazione. In particolare essi sono fortemente influenzati dai valori assunti per i materiali costituenti la diga, dalla loro modellazione costitutiva nonché dai parametri utilizzati per la definizione delle interfacce del modello. (...)Tuttavia, nonostante queste incertezze e la dipendenza dei risultati ottenuti dai valori assunti da alcuni parametri di ingresso, le analisi svolte mostrano abbastanza chiaramente che se sottoposta ad una dislocazione di 90 cm provocata dalla rottura della faglia di Campotosto, la diga di Rio Fucino subirebbe una plasticizzazione diffusa in molte sue parti con danni anche gravi che potrebbero determinare una fuoriuscita di acqua. Come documentato all’inizio del capitolo ed illustrato dai risultati delle analisi numeriche, la valutazione degli effetti prodotti su una struttura da fagliazione superficiale è un problema molto complesso da studiare. Esso richiede una approfondita caratterizzazione geologica e sismotettonica del sito di costruzione finalizzata a definire con il maggior grado di affidabilità possibile, geometria, cinematica, livello di attività della faglia potenzialmente in grado di intercettare lo sbarramento ed ovviamente l’entità attesa della dislocazione tettonica possibilmente in funzione del periodo di ricorrenza. Questi dati sono essenziali per una corretta valutazione della prestazione e quindi del livello di sicurezza di una diga soggetta ad uno spostamento permanente imposto dalla rottura di una faglia. Per il caso della diga a gravità di Rio Fucino esistono allo stato attuale forti incertezze circa l’ubicazione attesa della traccia del piano di faglia con la superficie del terreno in condizioni di campo libero e della sua posizione relativa rispetto all’asse longitudinale dello sbarramento. Incerto è inoltre il rigetto atteso per il quale si stima un campo di variazione compreso tra 0.4 e 0.9 m. (...) Nel caso in cui tali indagini suffragassero gli indizi a favore dell’ipotesi di un’attività anche moderata della faglia di Campotosto, le analisi numeriche illustrate in questo capitolo non possono escludere che una dislocazione pari a 90 cm, produca danni anche gravi alla diga in calcestruzzo di Rio Fucino con possibili fuoriuscite d’acqua. Un intervento di adeguamento e rinforzo per mitigare il rischio associato alla possibile intercettazione della diga da parte della rottura di faglia superficiale, potrebbe essere quello di realizzare un rinforzo (in inglese “but- tressing”) di materiale granulare drenante posto contro il paramento di valle e avente la funzione di filtro ad azione ritardante nell’eventualità di una fuoriuscita di acqua. Per quel che concerne gli effetti dello scuotimento, la risposta sismica delle dighe interessate dallo sciame sismico associato al terremoto del 6 Aprile 2009 dell’Aquilano è risultata soddisfacente in quanto nessuno degli sbarramenti ubicati nell’area colpita dal terremoto ha subito danni a causa del moto sismico. È interessante a questo proposito rilevare che nella replica di M 5.1 del 9 Aprile 2009 il cui epicentro è non molto distante dal lago di Campotosto, è stato registrato un valore di accelerazione di picco alla base della diga di Poggio Cancelli pari a 0.3g. Il comportamento delle dighe nell’area del lago di Campotosto conferma quindi i dati storici, secondo cui le dighe a gravità esibiscono una risposta generalmente soddisfacente allo scuotimento del suolo prodotto dai terremoti. Per ciò che riguarda la vulnerabilità degli sbarramenti agli effetti della fagliazione superficiale, i casi di interazione tra dighe e rotture di faglia in terremoti del passato sono rari. Il caso più recente documentato è quello associato al terremoto di Chi-Chi nel 1999 a Taiwan dove la diga di Shih-Kang ha subito ingenti danni a seguito di una dislocazione tettonica di circa 8 metri >>. ( Estratto dalle paragrafo 2.10.25 -Considerazioni conclusive del documento relazione: Dighe e Terremoti: il caos del sisma Aquilano di C.G.Lai, M.Corigliano, M.Agosti, Fondazione Eucentre - Centro Europeo di Formazione e Ricerca in Ingegneria Sismica , Pavia , www.eucentre.it)
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Estratto dalle paragrafo 2.10.25 -Considerazioni conclusive
del documento relazione: Dighe e Terremoti: il caos del sisma Aquilano di C.G.Lai, M.Corigliano, M.Agosti
<< Il capitolo ha descritto i risultati delle analisi numeriche bi- e tridimensionali che sono state condotte nell’ambito dello studio dell’interazione tra la dislocazione tettonica della faglia di Campotosto e la diga in calcestruzzo a gravità Rio Fucino.
Esse sono state eseguite nel periodo immediatamente successivo all’evento sismico del 6 Aprile 2009 che ha colpito l’Aquilano e pertanto hanno un carattere preliminare. Sia le analisi bidimensionali che quelle tridimensionali, per quanto complesse si basano su ipotesi semplificative e i risultati ottenuti risultano di non facile interpretazione. In particolare essi sono fortemente influenzati dai valori assunti per i materiali costituenti la diga, dalla loro modellazione costitutiva nonché dai parametri utilizzati per la definizione delle interfacce del modello.
(...)Tuttavia, nonostante queste incertezze e la dipendenza dei risultati ottenuti dai valori assunti da alcuni parametri di ingresso, le analisi svolte mostrano abbastanza chiaramente che se sottoposta ad una dislocazione di 90 cm provocata dalla rottura della faglia di Campotosto, la diga di Rio Fucino subirebbe una plasticizzazione diffusa in molte sue parti con danni anche gravi che potrebbero determinare una fuoriuscita di acqua.
Come documentato all’inizio del capitolo ed illustrato dai risultati delle analisi numeriche, la valutazione degli effetti prodotti su una struttura da fagliazione superficiale è un problema molto complesso da studiare. Esso richiede una approfondita caratterizzazione geologica e sismotettonica del sito di costruzione finalizzata a definire con il maggior grado di affidabilità possibile, geometria, cinematica, livello di attività della faglia potenzialmente in grado di intercettare lo sbarramento ed ovviamente l’entità attesa della dislocazione tettonica possibilmente in funzione del periodo di ricorrenza. Questi dati sono essenziali per una corretta valutazione della prestazione e quindi del livello di sicurezza di una diga soggetta ad uno spostamento permanente imposto dalla rottura di una faglia. Per il caso della diga a gravità di Rio Fucino esistono allo stato attuale forti incertezze circa l’ubicazione attesa della traccia del piano di faglia con la superficie del terreno in condizioni di campo libero e della sua posizione relativa rispetto all’asse longitudinale dello sbarramento. Incerto è inoltre il rigetto atteso per il quale si stima un campo di variazione compreso tra 0.4 e 0.9 m.
(...) Nel caso in cui tali indagini suffragassero gli indizi a favore dell’ipotesi di un’attività anche moderata della faglia di Campotosto, le analisi numeriche illustrate in questo capitolo non possono escludere che una dislocazione pari a 90 cm, produca danni anche gravi alla diga in calcestruzzo di Rio Fucino con possibili fuoriuscite d’acqua. Un intervento di adeguamento e rinforzo per mitigare il rischio associato alla possibile intercettazione della diga da parte della rottura di faglia superficiale, potrebbe essere quello di realizzare un rinforzo (in inglese “but- tressing”) di materiale granulare drenante posto contro il paramento di valle e avente la funzione di filtro ad azione ritardante nell’eventualità di una fuoriuscita di acqua.
Per quel che concerne gli effetti dello scuotimento, la risposta sismica delle dighe interessate dallo sciame sismico associato al terremoto del 6 Aprile 2009 dell’Aquilano è risultata soddisfacente in quanto nessuno degli sbarramenti ubicati nell’area colpita dal terremoto ha subito danni a causa del moto sismico. È interessante a questo proposito rilevare che nella replica di M 5.1 del 9 Aprile 2009 il cui epicentro è non molto distante dal lago di Campotosto, è stato registrato un valore di accelerazione di picco alla base della diga di Poggio Cancelli pari a 0.3g. Il comportamento delle dighe nell’area del lago di Campotosto conferma quindi i dati storici, secondo cui le dighe a gravità esibiscono una risposta generalmente soddisfacente allo scuotimento del suolo prodotto dai terremoti. Per ciò che riguarda la vulnerabilità degli sbarramenti agli effetti della fagliazione superficiale, i casi di interazione tra dighe e rotture di faglia in terremoti del passato sono rari. Il caso più recente documentato è quello associato al terremoto di Chi-Chi nel 1999 a Taiwan dove la diga di Shih-Kang ha subito ingenti danni a seguito di una dislocazione tettonica di circa 8 metri >>.
( Estratto dalle paragrafo 2.10.25 -Considerazioni conclusive
del documento relazione: Dighe e Terremoti: il caos del sisma Aquilano di C.G.Lai, M.Corigliano, M.Agosti, Fondazione Eucentre - Centro Europeo di Formazione e Ricerca in Ingegneria Sismica , Pavia , www.eucentre.it)
- Centrale idroelettrica di Provvidenza ,si tratta di una centrale in grotta che riceve le proprie acque dal soprastante lago di Campotosto con una galleria di adduzione di 1.102 m e una condotta forzata di 240 m; le acque vengono poi restituite al sottostante lago di Provvidenza con una galleria di 683 m., anno di costruzione 1949, oggi di proprietà e gestita da Enel SpA, al tempo del depliant dalla società Terni. (Fonte web: https://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_idroelettrica_di_Provvidenza) - Centrale idroelettrica di San Giacomo, si tratta di una centrale in caverna costruita nel 1947 ed ampliata nel 1998 che riceve le proprie acque dal Lago di Provvidenza con una galleria di adduzione di 28,294 km ed una condotta forzata di 583/562 m. Le acque vengono poi restituite al Lago di Piaganini con una galleria di 1,85 km.,oggi di proprietà e gestita da Enel SpA, al tempo del depliant dalla società Terni. (Fonte web: https://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_idroelettrica_di_San_Giacomo) - Centrale idroelettrica di Montorio, è l'ultima del sistema di centrali idroelettriche costruite lungo la valle del Vomano, trovandosi a valle della centrale di San Giacomo; si tratta di una centrale in caverna che riceve le proprie acque dal bacino di modulazione di Piaganini, con capacità utile di 952.000 m3, attraverso una galleria di adduzione di 13,85 km ed una condotta forzata di 230 m. Oltre alle acque del bacino di Piaganini, la centrale riceve i deflussi di altri bacini limitrofi, posti a quota 400 m circa. Le acque vengono poi restituite all'alveo del fiume Vomano nei pressi di Villa Vomano con una galleria di 5,22 km, a monte di un invaso di proprietà del Consorzio di Bonifica Nord utilizzato per l'irrigazione, oggi di proprietà e gestita da Enel SpA, al tempo del depliant di gestione della società Terni. (Fonte web: Wikipendia https://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_idroelettrica_di_Montorio) Dall'archivio personale di Sirio Antonaci
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Depliant Centrali Idroelettriche - Società Terni
- Centrale idroelettrica di Provvidenza ,si tratta di una centrale in grotta che riceve le proprie acque dal soprastante lago di Campotosto con una galleria di adduzione di 1.102 m e una condotta forzata di 240 m; le acque vengono poi restituite al sottostante lago di Provvidenza con una galleria di 683 m., anno di costruzione 1949, oggi di proprietà e gestita da Enel SpA, al tempo del depliant dalla società Terni.
(Fonte web: https://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_idroelettrica_di_Provvidenza)
- Centrale idroelettrica di San Giacomo, si tratta di una centrale in caverna costruita nel 1947 ed ampliata nel 1998 che riceve le proprie acque dal Lago di Provvidenza con una galleria di adduzione di 28,294 km ed una condotta forzata di 583/562 m. Le acque vengono poi restituite al Lago di Piaganini con una galleria di 1,85 km.,oggi di proprietà e gestita da Enel SpA, al tempo del depliant dalla società Terni.
(Fonte web: https://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_idroelettrica_di_San_Giacomo)
- Centrale idroelettrica di Montorio, è l'ultima del sistema di centrali idroelettriche costruite lungo la valle del Vomano, trovandosi a valle della centrale di San Giacomo; si tratta di una centrale in caverna che riceve le proprie acque dal bacino di modulazione di Piaganini, con capacità utile di 952.000 m3, attraverso una galleria di adduzione di 13,85 km ed una condotta forzata di 230 m. Oltre alle acque del bacino di Piaganini, la centrale riceve i deflussi di altri bacini limitrofi, posti a quota 400 m circa. Le acque vengono poi restituite all'alveo del fiume Vomano nei pressi di Villa Vomano con una galleria di 5,22 km, a monte di un invaso di proprietà del Consorzio di Bonifica Nord utilizzato per l'irrigazione, oggi di proprietà e gestita da Enel SpA, al tempo del depliant di gestione della società Terni.
(Fonte web: Wikipendia https://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_idroelettrica_di_Montorio)

Dall'archivio personale di Sirio Antonaci
Immagini dell'archivio personale di Maria Rita Rascelli e Adriano Ruggeri ( Campotosto, AQ) Nel 1939 venne iniziata la costruzione delle Dighe (Poggio Cancelli, Sella Pedicate e Rio Fucino). che diedero origine al Lago Artificiale di Campotosto situato a 1300 s.l.m. e considerato uno dei più importanti laghi artificiali d'Europa. (fonte: https://www.comune.campotosto.aq.it/territorio/storia/ )
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Immagini Archivio Costruzione diga del Rio Fucino 1939
Immagini dell'archivio personale di Maria Rita Rascelli e Adriano Ruggeri ( Campotosto, AQ)
Nel 1939 venne iniziata la costruzione delle Dighe (Poggio Cancelli, Sella Pedicate e Rio Fucino). che diedero origine al Lago Artificiale di Campotosto situato a 1300 s.l.m. e considerato uno dei più importanti laghi artificiali d'Europa.
(fonte: https://www.comune.campotosto.aq.it/territorio/storia/ )
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